Stelluti e il centrosinistra: per l’alternanza, e per “pensare in grande”

Stelluti e il centrosinistra: per l’alternanza, e per “pensare in grande”

Il candidato sindaco, sostenuto da PD, Sel, IdV, Manifattura Cittadina e Federazione della Sinistra, spazia su vari temi e attacca l’amministrazione: “si è fatta trascinare, è preda di logiche familistiche e clientelari”
immagine di separazione
«È il momento di dare voce a chi per vent’anni non l’ha avuta». Questo l’obiettivo che si pone l’alleanza di centrosinistra, presentatatsi oggi alla stampa, per bocca del candidato sindaco Carlo Stelluti.
Partito Democratico, Sinistra Ecologia e Libertà, Manifattura Cittadina, Italia dei Valori, Verdi-Costituente Ecologista, Federazione della Sinistra, le componenti dell’alleanza a sostegno del candidato, alternativa al centrodestra, che si è ritrovata attorno al nome di Stelluti, prima, e nella fase di impostazione del programma, poi.
Si mira all’alternanza, a convincere i bustocchi a voltare pagina, e ad affidare le sorti della città a un’amministrazione più attiva nelle scelte e nella programmazione, meno campanilistica nella visione culturale e nell’agire pratico. Questa in sintesi la posizioni espressa in primo luogo da Stelluti, poi dagli esponenti di partiti e liste civiche che lo hanno accompagnato: Erica D’Adda (PD), Sergio Barletta (Sel), Piero Tosi (Manifattura Cittadina), Ada Salerno (Federazione della Sinistra). 

«Dopo vent’anni di centrodestra è il momento di provare a cambiare. Chiediamo consenso ai cittadini su questo elemento, fondamentale per una democrazia compiuta». Sta ora spuntando anche un terzo polo, «ma per quante sono le forze, la legge elettorale comunque porta a un ballottaggio a due». Se ci si arrivasse tutte le opzioni restano aperte: niente recinti chiusi dice Stelluti. Il guanto di sfida alla premiata ditta Farioli & Co. è lanciato: «Se non ora, quando?». Busto roccaforte del centrodestra? «Siamo del parere che non vi sia nulla di inespugnabile, se lavoriamo bene vi sono tutte le condizioni per dare un segno di cambiamento, discutiamo con altri che lavorano nella stessa direzione, e con la popolazione.
Chiediamo ai bustocchi di uscire dal torpore, dall’immobilismo. La somma di tanti piccoli intesressi non fa una linea politica nè coincide con gli interessi generali della città. L’amministrazione si è fatta trascinare. C’è malcontento crescente, particolarmente negli ultimi anni. Non vogliamo polemiche, ma dibattito politico e scelte partecipate con i cittadini. Stiamo elaborando il programma, i nostri cinque gruppi di lavoro hanno già prodotto risultati significativi. Ci rivolgeremo ad associazioni e cittadini perchè possano ulteriormente contribuire». Il candidato del centrosinistra va all’attacco frontale della maggioranza su un punto. «Mi aspettavo poi che si lasciassero da parte logiche familistico-clientelari da prima repubblica qui. Non è che il mio parente se lo assumo in comune è il più bravo» attacca Stelluti. «Questa logica mortifica le risorse di una comunità. Vanno premiate le professionalità migliori. Vale per la politica, e vale per i consigli d’amministrazione».
Il candidato sindaco si sofferma poi su un tema che dopo la rovente esperienza di Bollate gli sta particolarmente a cuore: «Va diffusa la cultura della legalità, ce n’è un gran bisogno. Massima trasparenza e condivisione sempre, non ci sono decisioni riservate. La questione è importantissima. Il 14 luglio sono state arrestate 300 persone, oltre metà in Lombardia, perchè appartenenti a organizzazioni criminali (‘ndrangheta ndr) che hanno forte tendenza a infiltrare le pubbliche amministrazioni sul piano tecnico come politico. Io l’ho sperimentato direttamente. Mi aspettavo che la popolazione si indignasse, ma ci siamo assuefatti. Qualche ministro diceva che dobbiamo convivere con la criminalità organizzata: io non voglio convivere, dobbiamo fare in modo che ci non succeda qui. Il territorio lombardo è a fote rischio».

I temi sono molteplici. A partite da un ragionamento sull’assetto industriale di Busto Arsizio, dove da tempo le grandi industrie hanno lasciato il campo a un pulviscolo di piccole e medie aziende, mentre preziose professionalità spesso migrano a Milano. Sul lavoro, va favorita una competizione «centrata sulla qualità dei prodotti e la professionalità, non sulla mera riduzione dei costi».
«La nostra città è diventata la prima della provincia di Varese per abitanti, «grazie allo sviluppo migratorio, non alla demografia propria». Non lo è, però nell’area omogenea di oltre trecentomila abitanti di cui si trova al centro: «Non siamo i primi per cura del tessuto urbano, attenzione a soggetti deboli, qualità della vita». Su quest’ultima incidono vari fattori, dall’inquinamento («peggio che a Milano, ma non vediamo decisioni») al verde limitato («tre metri quadri a persona contro i 30 necessari»), alla mobilità difficoltosa. «Busto ha smesso da tempo di essere trainante nel suo contesto territoriale» lamenta Stelluti, «ci trinceriamo dentro confini che sono solo nelle teste degli amministratori. Risposte costrette in questa dimensione sono sicuramente parziali e inadeguate, bisogna guardare oltre, confrontarsi e lavorare in sintonia con i comuni vicini. La mia esperienza da sindaco in una città dell’hinterland milanese (a Bollate, 2005-2010) ci ha portati a sperimentare positivamente un’attività sovracomunale. Dobbiamo pensare in grande, pensare al futuro della città». Ma le risorse per farlo? «Siamo molto preoccupati. Per ora cosa s’è visto del federalismo? Un aumento delle tasse a livello locale. Addizionale Irpef, tassa di soggiorno anche per centri non turistici, tassa di scopo, Tarsu varie… Pensavamo che il livello centrale facesse un passo indietro sul prelievo fiscale», presupposto di una devoluzione che per ora è solo una sovrapposizione, sulle spalle del cittadino-suddito. «Siamo passati dall’idea di tagliare gli sprechi all’aumento delle tasse. Se vogliamo evitare che si sprechino le risorse, prima che una legge ci vogliono gli amministratori giusti. Ben venga il federalismo, ma non dev’essere un trucco per mascherare aumenti delle tasse che il governo non vuol fare e delega alle amministrazioni locali».

Altro tema rilevante: l’assetto del territorio. «Il consumo di suolo è al di là di qualsiasi fabbisogno della popolazione, ci sono tre-quattromila appartamenti invenduti o disabitati. E la propensione è ad andare avanti a costruire. Intanto, qui prima costruiamo, poi facciamo il Piano di Governo del Territorio. Ma come? Quando ormai le aree strategiche sono state consumate? E cosa governi a questo punto? La legge regionale sul governo del territorio nella nostra città non è stata ancora applicata, siamo indietro. Sono molte le aree dismesse o fatiscenti, sembra una città bombardata. I progetti poi quali sono? Mi sembra che li stiano facendo i costruttori, che hanno istanze legittime ma che devono stare all’interno di scelte democraticamente definite da amministrazione e cittadini». Il patrimonio di edifici pubblici è ricco, anche troppo, «in parte abbandonato – Calzaturificio Borri, cascina Burattana – in parte sottoutilizzato, come MalpensaFiere, un grande punto interrogativo, il PalaYamamay, i Molini Marzoli. Il sottoutilizzo comporta un costo enorme senza un risultato. La popolarità e funzionailità di certe strutture è durata lo spazio d’una inaugurazione». Le strade: «dovessi giudicare dalle buche, o dai toboga dei Cinque Ponti…»
La richiesta di un’amministrazione più assertiva si estende al sociale. In tempi di crisi «la risposta non si può lasciare al solo volontariato, il cui intervento non può che essere complementare a quello primario dell’amministrazione pubblica. Si parla di famiglia, di quoziente familiare, ma oggi a una famiglia interessano lavoro, casa a prezzi accessibili, e ripeto accessibili, servizi per bambini e anziani. L’amministrazione non può sottrarsi, si deve spendere in prima persona». Quello con le associazioni spesso, si legge nella bozza della presentazone, è spesso “un rapporto strumentale, bacino di consenso per non assumere responsabilità dirette da parte dell’amministrazione”.

Per i giovani, «Busto è una fabbrica di solitudine, se ne vanno spesso altrove. Bisogna proporre strutture per creare cultura, porre le condizioni perchè si facciano iniziative libere. I mercatini a marchio politico fanno pensare al MinCulPop di antica memoria (il ministero fascista della cosiddetta cultura popolare ndr). Dobbiamo sollecitare lo sviluppo culturale lasciando piena libertà, anche a chi non ci piace, mentre oggi abbiamo l’impressione che si vogliano condizionare le scelte culturali. Ci sono esperienze come il festival del jazz o quello del cinema, che hanno una connotazione molto provinciale: bisogna pensare in grande. Va fatto con i comuni vicini un polo culturale integrato che faccia proposte a un bacino di trecentomila abitanti». A fianco della cultura, c’è lo sport. Velo pietoso sul calcio professionistico, in agonia. «Non possiamo vivere di queste cose. Lo sport deve poter essere praticato da tutti. Abbiamo la piscina di via Poma chiusa, abbiamo un palazzetto dello sport sottoutilizzato. Anche qui serve progettualità».

Da Varesenews. Art. di Stefano D’Adamo
Annunci
Questa voce è stata pubblicata in amministrative 2011, politica. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...