L’Arma della Costituzione per battere le destre

di Marco Sferini (su la Sinistra Quotidiana del 17/04/2011)

Girano e rigirano le parole di un dibattito sul come. Quale? Quello con cui mandare a casa le destre che sono al governo e che stanno da anni rovinando l’impianto democratico della Repubblica, tentando di demolire la sua Costituzione attaccando così costantemente i diritti sociali e civili protetti sino a non molto tempo fa da uno stato-sociale degno di questo nome.
Alberto Asor Rosa propone un metodo di uscita parlamentare basato sulla formazione di un esecutivo che comprenda tutte le forze politiche che hanno la virtù di non aver collaborato alla costruzione dell’attuale schema sociale e politico berlusconiano. E’ una proposta certamente interessante che, come tutte le proposte serie, rimanda ad una serie di dubbi e perplessità che possono naturalmente trovare una smussatura nel corso dell’elaborazione concettuale di una uscita anzitutto dal regime autoreferenziale di Berlusconi. Siamo tutti d’accordo, immagino, che “uscire dal berlusconismo” sia invece un’operazione molto più complessa e articolata, fondata su un ritrovato senso sociale dell’economia e su una nuova stagione di protagonismo cosciente delle persone, in primo luogo quelle più sfruttate e disagiate, che rimetta al centro i valori costituzionali e non gli interessi privati.
Sono poi venute fuori, in questi giorni, anche ipotesi di messa da parte delle destre con metodi che francamante non condivido: si è parlato, sempre per la penna di Asor Rosa, di capovolgimenti della situazione politica mediante un “congelamento delle Camere” ad opera dei militari e la proclamazione di una sorta di “stato di emergenza” che restituisca alla Magistratura la pienezza d’azione nei suoi legittimi poteri e ristabilisca così il corretto assetto costituzionale.
Una ipotesi di questo tipo è credo tanto impraticabile (per fortuna) quanto insostenibile per chi, come ad esempio il sottoscritto, ha una convizione profonda: o su queste destre prevale la vitalità della Costituzione della Repubblica o prevarranno loro. Questa antitesi esige che l’impianto della Carta non possa essere stravolto in alcun modo da pseudo-golpismi fantasiosi, con anche il manifesto intento di evitare al Paese nuovi disastri in campo sociale.
Ma davvero si può pensare che stravolgendo il rapporto dei poteri dello Stato, peraltro già così tanto deteriorati dall’attuale governo, si riuscirebbe a ricostituire l’armonia tra Parlamento, Governo e Magistratura? Ciò che Alberto Asor Rosa ci propone è quanto di più instabile, insicuro e mal messo ci possa essere e si possa architettare per rovesciare l’attuale regime che controlla le Istituzioni repubblicane. Non è con una prova di forza verso la democrazia stessa che si può salvare la democrazia.
Non vale la regola monarchica: “Il re è morto, viva il re!”. Se la Costituzione muore del tutto, non ci sarà nessuna forza sociale e politica capace di rinvigorirla e riportarla a legge fondamentale della comunità sociale italiana.
Ne discende che, seppure possa sembrare – e forse è – una strada lunga e dura, impervia e scoscesa, è assolutamente necessario muoversi entro i cardini costituzionali mostrando e dimostrando a queste destre che proprio le regole ancora oggi vigenti sono per loro il maggiore pericolo di stabilità. L’attacco quotidiano che il governo porta alle pietre angolari del diritto penale ed anche di quello civile, delle libertà individuali come di quelle collettive, alle leve di costruzione del “soggetto-cittadino” in quanto tale (si pensi prima di tutto al sistema scolastico pubblico) sono la cifra evidente del tasso di insoprrimibile insopportabilità di quelle regole democratiche che devono rimanere ferme, salde e che devono essere rispettate con assolutezza da tutti.
Se questa Costituzione avrà dalla sua parte ancora la maggioranza del popolo italiano, allora potrà farcela a superare non solo Berlusconi ma l’intero perimetro soffocante del berlusconismo. Se, viceversa, qualcuno dovesse farsi tentare da scorciatoie avventuristiche, sarà davvero una catastrofe. Ma non per le destre, che troveranno comunque sempre il modo di sfruttare la situazione emergenziale a proprio vantaggio.
Come la costruzione dello Stato democratico post-bellico è avvenuta col suffragio universale, quindi partendo dal basso, dall’intera popolazione italiana, così la rinascita della democrazia in questo Paese deve avvenire nuovamente dal basso. Operazione certamente difficile, perché composta da mille attacchi e centomila contrattacchi nei confronti delle eterne bugie dette da coloro che hanno tutto l’interesse a mantenere una rete di potere che, giorno dopo giorno, sovverte sempre di più la Repubblica e il suo ordinamento.
E tuttavia non è possibile pensare che si possa fare a meno della grandissima forza pacifica e democratica di un nuovo movimento di coscienze che prenda avvio proprio dalle delusioni, dalla crisi economica, dalla non rassegnazione alla fine del ciclo dei diritti e che reinvesta sulle parole della Costituzione il suo futuro e lo faccia dicendo poche, decise e tonanti parole, come Pinocchio dopo i tanti inganni del Gatto e della Volpe: “Vi conosco, mascherine!”.
Conosciamo Berlusconi. Conosciamo le sue “mascherine” che trotterellano attorno al trono del conducator delle destre più xenofobe e meno garantiste d’Europa. Conosciamo le quasi ventennali spudorate menzogne che hanno raccontato ad una larga fascia di poveracci e di meno avveduti sulle vicende sociali e politiche (e pure economiche), basando quindi il loro consenso sull’incontro tra i voti della grande borghesia, di quella media e del sottoproletariato (lasciatemelo chiamare così) urbano e non che ha identificato in questi figuri i “salvatori della patria” perché meno tortuosi della sinistra nel risolvere (a parole) i problemi sociali e nel prometter lungo… Troppo lungo. Anzi: infinito.
Asor Rosa sbaglia. Lo fa in buona fede, è sicuro, ma commette un grave errore se ritiene di sottovalutare la forza che ancora hanno Berlusconi e soci nel Paese e che avrebbero in uno scenario di rovesciamento dei rapporti di potere senza stare nelle regole costituzionali.
Nessuno potrà convincermi mai che sia giusto, come dicevo qualche riga sopra, ristabilire la democrazia e la Costituzione fuoriuscendo dalle linee di confine che essa pone come regolamento dell’agire civile e sociale, come patto fondante la Repubblica sulla solidarietà, l’uguaglianza e la libertà. E allora, ogni nostro sforzo deve essere messo nella volontà e nella pervicacia di abbandonare ogni scenario fantastico e illusorio, scendendo ancora una volta nel tragico teatro dell’assurdo tutto italiano per cambiare non solo gli attori, ma tutto il palcoscenico.

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