Giordano Bruno Nola 1548 – Roma 17 febbraio 1600

«Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accipiam» («Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla»).

Eretico è chi appicca il fuoco, non chi vi brucia dentro (W.S.)

Libro consigliato: FILOSOFIA E RIVOLUZIONE IN GIORDANO BRUNO

Autore: Cosimo Cerardi
Recensione: A ragione Bruno può essere definito il grande filosofo martire non solo della nostra Rinascen­za ma anche di quella europea.
Quando Giovanni Gentile si ricollegava, senza alcuna ombra di dubbio,a Bertrando Spaventa e alla sua valorizzazione del Rinascimento, sia nei confronti della scolastica che nei confronti della filosofia Europea del ‘600, lo faceva per sottolineare il ruolo del pensiero bruniano nel Rinasci­mento italiano e della centralità di questo nel panorama culturale dell’Europa di quel tempo. Ma in tal senso è corretto rilevare come Gentile, proprio su questi argomenti, ebbe un lungo confronto con un altro grande studioso di questioni bruniane, Felice Tocco; Giovanni Gentile lavorò a lungo tra il 1907 – 1908 proprio sui Dialoghi Bruniani, circostanziandoli fra l’altro di notizie a proposito della vita del Nolano.
E sarà proprio con il Tocco e con Rodolfo Mondolfo che il Gentile discuterà a lungo a proposito dell’arduo problema dell’unità del pensiero bruniano, dei suoi molteplici intrecci dei temi e degli sviluppi, nonché della varietà delle fonti, classiche, medioevali e contempora­nee, manifestando così una profonda insoddi­sfazione rispetto ad alcune tesi a volte estrinse­che e ingiustificate.
Gentile mostrò,dunque,di aver ben compreso la lezione ‘filologica’ proposta dal Tocco, una lezione, la sua, volta a proiettare la filosofia del Rinascimento fuori dalle formule astratte in cui rischiava, a volte, di cadere la tradizione risorgi­mentale spaventiana.
Infatti, stando a questa tradizione vi è un privile­giare di Bruno “martire” della liberazione del pensiero umano, ma non molto di più, in realtà lo sforzo della storiografia post-risorgimentale è stato quello di una comprensione più profonda delle radici delle filosofie naturalistiche di Bruno e di Campanella. Il platonismo Rinascimentale, figlio dell’Umanesimo, e di cui Bruno è un grande interprete, dice il Gentile, ha permesso la produzione delle grandi sintesi di Spinosa e di Leibniz, un platonismo che ha avuto il compito di far voltare le spalle al medioevo, dando luogo ad un nuovo orizzonte, ad un orizzonte decisamente più ampio, ad un orizzonte dove si è passati dalla divinità della natura alla intrinseca divinità dell’uomo, inculcando perciò in costui il “sentimento” della sua potenza, dell’infinito che è in grado di raccogliere nel ‘petto’ dell’uomo, l’identità sostanziale della sua anima con l’anima e con la vita del tutto.
Il pensiero bruniano però va oltre questa consolidata interpretazione e collocazione, in Bruno infatti, c’è ben altro,c’è la critica al pensiero scolastico medioevale ed anche al pensiero del seicento europeo, pensiero tutto teso a stabilire i grandi blocchi concettuali funzionali alla società borghese.
La rottura, dunque, nella proposta filosofica bruniana, del tempo cronologico, una dilatazione temporale, Jetz, in nome di una “nuova concezione” teoretica – politica di liberazione che lo collega alla grande proposta della “libertà comunista”.
Per questo il titolo del presente lavoro, “Filosofia e rivoluzione  in Giordano Bruno. Religione, Etica e Materialismo”, ed anche in questo l’esame di  alcuni nodi fondamentali della rivoluzionaria  proposta filosofica del Notano.

Editore: La Mongolfiera

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